Dec 01
Il computer, il passaggio dall’analogico al digitale, Internet stanno trasformando la professione giornalistica. Grazie ai pc portatili sempre più piccoli e leggeri, grazie ai telefoni e ai videotelefoni cellulari e satellitari che assumono sempre più le prestazioni del personal computer, grazie alle macchine fotografiche e alle cineprese digitali che sempre più facilmente e rapidamente permettono ripresa, stampa e trasmissione delle immagini, grazie a tutto questo i modi di produzione dell’informazione, cioè la raccolta, la gestione e la distribuzione delle informazioni sono già cambiati, stanno cambiando e cambieranno ancora di più; ma c’è qualcosa che non cambia: l’istituzionale fondamento del giornalismo cioè il giornalismo come mediazione tra la fonte e il destinatario dell’informazione.
Sono le parole con cui
Sergio Lepri presenta il suo sito agli utenti. Un passo che mi è parso l’emblema di tutte quelle caratteristiche che, a mio modesto parere, differenziano un giornalista da un maestro del giornalismo. La capacità di farsi interprete dei tempi in cui si vive ma, ancora di più, quella di adattarsi di volta in volta ai cambiamenti sfruttando solo ciò che di buono - poichè esiste anche il buono - offre la modernità.
Sergio Lepri scrive: “ho pensato di creare questo sito per mettere le mie esperienze di vita e di lavoro a disposizione gratuita di chiunque abbia bisogno di un aiuto per meglio operare nel campo dell’informazione”.
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Sergio LepriScritto da admin
May 10
Gli apporti che la blogosfera ha dato alla professione, secondo Benoit Raphael autore del blog Demain tous journalistes?
FONTE: LSDI
1- La conversazione: Oggi sono veramente pochi i media tradizionali che non immaginano seriamente di aprire i propri articoli ai commenti dei lettori. Questa impostazione ha profondamente modificato il modo con cui i giornalisti – ma soprattutto i lettori – affrontano l’ informazione. Un articolo, oggi, non è più soltanto il pezzo del giornalista, ma pezzo+reazioni-dei-lettori.
2- L’ informazione perfettibile, ovvero come “work in progress”: è conseguenza del precedente. Un articolo che apre una conversazione non ha bisogno di essere “chiuso”, gli elementi di base qualitativi non sono gli stessi. Si può arricchire col tempo e con gli apporti della comunità.
3- Il buzz: è praticamente nato coi blog, arrivando a rompere la gerarchia dei media tradizionali. Dopo lo scoop, il “buzz”: una sorta di antenna-megafono sulla Rete che trasforma una “piccola informazione”, poco o per niente coltivata dai media, in un argomento di cui tutti parlano. D’ un tratto, il giornalista sul web pensa ormai in termini di “buzz”.
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regole editorialiScritto da admin
Apr 05
Andrea Beggi
Proprio il fenomeno delle molte fonti “leggere”, contrapposte a poche “pesanti” è l’arma vincente del citizen journalism: una specie di coda lunga che fa sì che il peso totale delle fonti “di partecipazione” sia superiore a quello “professionale”. E questo si riflette anche sulla questione del controllo: ciascuno di noi ha personalizzato il proprio aggregatore con una serie di feed, molti dei quali provenienti da persone di cui si fida molto o che addirittura conosce personalmente e nei quali ripone fiducia.
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partecipativoScritto da admin
Apr 05
Così come esite il buon giornalismo e quello cattivo, alcuni esperimenti di giornalismo partecipativo messi in atto da esperti della Rete, sono miseramente falliti, altri, invece, sembrano riusciti e riescono ad arrivare là dove l’informazione tradizionale non arriva. Credo, le questioni siano fondamentalmente due: il linguaggio e la formazione.
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partecipativoScritto da admin
Mar 25
Pubblicato dal Project for excellence in journalism il quinto rapporto sullo stato dell’arte dei media.
Il quadro generale mostra un declino dei siti dedicati al giornalismo partecipativo, dovuto non tanto ai contenuti, quanto ad modello di pubblicità insoddisfacente e ad una maggiore frammentazione del pubblico.
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New MediaScritto da admin
Mar 01
Intervista di Marco Traferri al Prof. Piero Mussio, coordinatore del primo master italiano 2.0, attivato all’Università di Milano: Editoria 2.0, innovazione digitale e content management.
FONTE Apogeonline.
Prof. Piero Mussio, innanzitutto: cos’è l’Editoria 2.0?
Mussio: È una nuova disciplina che nasce dall’attuale evoluzione dell’informatica, che sta trasformando gli utenti, sino a ieri consumatori passivi di informazione, in produttori di conoscenze e di informazioni. Mentre un tempo a creare conoscenza erano solo gli esperti, oggi - grazie alle nuove tecnologie - i lettori possono concorrere a formare i contenuti e apportare quindi ulteriore conoscenza alla base comune.
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web 2.0Scritto da admin
Feb 20
Un interessante articolo di Nicola Rabbi, caporedattore del sito d’informazione sociale BandieraGialla, per capire come internet abbia cambiato il lavoro delle redazioni e come le fonti on-line vangano usate dai giornalisti.
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webScritto da admin
Feb 15
GENERAZIONE 1.000 EURO è la prima Community on line dedicata interamente ai “Milleuristi”. Nelle sezione Download ho trovato questo pamphlet realizzato da Federico Mello: “Il Protocollo Welfare visto dai Bamboccioni (incazzati)” Ne riporto alcuni passi, perchè sono rimasta affascinata da come il linguaggio del web possa farsi interprete del politichese; in fondo chi è che sa davvero cosa significhi il termine welfare e perchè il termine welfare ha soppiantato lo Stato Sociale?
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welfareScritto da admin
Feb 06
Intervista di Marco Pratellesi, direttore del Corriere.it, rilasciata per VisionPost
Come si concilieranno le redazioni tradizionali con quelle online?
Il modello è mantenere le redazioni divise, ma farle comunicare molto. In questi giorni, con le primarie americane, gli inviati del Corriere stanno proponendo questo modello unito e separato in modo esemplare, procedendo a scrivere il pezzo più urgente per il web e producendo con più calma gli articoli più riflessivi destinati alla carta. Coordinandosi con entrambe le redazioni e sapendo di volta in volta passare dallo stile del web a quello della carta.
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