Così si avvelena la stampa

Giornalismo lavoro, Libera Informazione, articoli on line, censura, diritto di cronaca, libertà di Stampa Add comments
censura.jpg
“Ancora una volta l’esercizio del diritto di cronaca è oggetto di atti intimidatori che respingiamo fermamente”. Così si esprimeva in una nota il cdr de L’Espresso, dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza avvenute il 12 settembre scorso, presso la redazione del giornale e le abitazioni dei giornalisti Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi.

La perquisizione è stata ordinata dopo la pubblicazione dell’inchiesta “Così ho avvelenato Napoli”, che riportava le confessioni dell’imprenditore Gaetano Vassallo, sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania per conto della Camorra. In particolare, Vassallo ha chiamato in causa il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino.

Ben diciotto agenti hanno controllato e sequestrato documenti e computer dei giornalisti. “Non possiamo fare a meno di notare - concludeva la nota del cdr - che un simile spiegamento di forze avviene in seguito ai riferimenti contenuti nell’inchiesta sul presunto ruolo nello scandalo dei rifiuti di un sottosegretario del Governo”.

Dopo appena sei giorni, le fiamme gialle si sono ripresentate per una nuova perquisizione e questa volta anche presso l’abitazione di un collaboratore di Napoli de “L’espresso”, Claudio Pappaianni, che non ha firmato nessun articolo sull’argomento e che nulla c’entra con l’inchiesta giornalistica in corso. La redazione de “L’espresso” esprime, ancora una volta la massima preoccupazione per la piega che stanno prendendo gli eventi: “ci domandiamo se, di questo passo, possa diventare elemento di sospetto e di indagine di polizia anche il solo collaborare per una testata giornalistica indipendente”.

Anche nelle perquisizioni di oggi, offensivi per il lavoro dei nostri colleghi sono apparsi i modi con cui l’intervento della Guardia di Finanza è stato effettuato. Gli agenti, che hanno sequestrato i computer di Di Feo e Fittipaldi, si sono presentati in redazione di sabato, un giorno dopo l’uscita in edicola de “L’espresso”. Ci chiediamo se il ritardo non sia legato all’obiettivo di trovare gli uffici sguarniti per poter operare con mani più libere. Alla luce di queste considerazioni, ci domandiamo se anche in Italia abbiano valore le sentenze europee che tutelano la libertà di stampa. E invitiamo le istituzioni che credono nei valori democratici, a partire dal Presidente della Repubblica, a difendere l’esercizio del diritto di cronaca

Articoli correlati

Leave a Reply

WP Theme & Icons by N.Design Studio Restyling by Tecnìco, sponsor by Stilegames
Entries RSS Comments RSS Log in