Citizen Journalism sulla cresta dell’onda
NewMedia, Social News, articoli on line, giornalismo partecipativo Add commentsSecondo il 68% degli intervistati, i giornalisti sono degli incompetenti, il 40% crede che siano dei mercenari. Un 60% ritiene le notizie inesatte, il 59% pensa che si esageri. Più della metà che dietro alle notizie ci siano interessi di parte.
D’altra parte per il 38% è irrinunciabile il ruolo sociale del giornalismo e per il 16% ne è alta l’importanza. Anche se un 27% ritiene che questo ruolo sociale abbia un importanza nulla o scarsa.
Sulla scia di questa diffidenza sembra nascere il successo di siti come AgoraVox, uno dei più importanti esperimenti di citizen journalism europeo, nato in Francia nel 2005 e da pochi giorni lanciato anche in Italia. Nell’arco di un mese, secondo Alexa, si sono già piazzati al 12millesimo e rotti posto nel ranking del traffico relativo all’Italia. Poi, c’è Current TV che ha raccolto 170.000 utenti unici web nelle prime 3 settimane e una media di 80.000 telespettatori.
All’estero, la CNN spinge su iReport e CBS su EyeMobile, un’apposita applicazione per iPhone, che permette di diventare istantaneamente un reporter del grande network.
Secondo AprileOnline, resta comunque in sospeso la questione di come rendere sostenibile economicamente un’attività di Citizen Journalism. Nel modello classico, se una testata diventa un motore di contatti e audience interessanti, può divenire un media che qualcuno ritiene interessante e - se la detta testata fa (il grande) sforzo di mettere su una rete commerciale - decidere di investire soldi in quel media. Se invece la pubblicità non c’è, tutta l’operazione risulta inevitabilmente a budget zero o quasi, con tutti gli handicap conseguenti ad esempio sulla sua promozione (e quindi costruzione della marca e quindi costruzione di autorevolezza, affidabilità, preferenza rispetto al suo potenziale bacino di utenza).





Commenti